Nascita di un costume teatrale
Nell’ultima replica de Il corvo blu, nel grazioso teatro napoleonico di Portoferraio, tra le tante domande delle scolaresche elbane una n’è venuta fuori di cui mi va di dar conto, anche perché era l’idea di una scrittura che avevo giusto in mente per quelli che sono i lettori di queste pagine web.
Vengo alla domanda che recita, più o meno: «Com’è nato il costume del corvo blu?».

Ora immaginatevi gli attori sul palcoscenico, un po’ stanchi, un po’ sudati. Si è appena conclusa la rappresentazione e stanno facendo i conti con il loro pubblico di studenti. Invitano a formulare domande e cercano risposte che non siano banali e che lascino un segno tra le memorie di almeno una piccola parte di coloro che stanno seduti in platea. La domanda sui costumi è lecita e quanto vorrebbe l’attore lasciarsi andare in un racconto da storia del teatro, di costumisti impegnati nella realizzazione di un’idea, di sarti creativi al seguito della compagnia e del regista dello spettacolo, di stoffe e di colori scelti e scartati in riunioni allegre all’ora del tè, insomma di un piano ben strutturato per fare del costume di un certo spettacolo l’unico e possibile costume di quello spettacolo… quanto vorrebbe non riesco a dire! Ma non può. Perché gli spettacoli gli nascono in testa ma quando arrivano al borsello sono già esausti. Perché i costumisti si fanno pagare e lui appena sbarca il lunario impiegando nessun altro oltre se stesso. Perché i sarti usano ago e filo ed anche quelli non crescono sugli alberi. Vorrebbe (ma forse, anche, no) ma la storia da raccontare è un’altra e per Il corvo blu narra di una camicia blu usata che non piaceva più al cognato dell’attore e che, giunta tra le mani dell’attore perché si sa che certi attori non buttano via niente (povertà del mestiere!), finisce in un pentolone di tintura nera. Pentolone che ospita anche un paio di pantaloni un tempo celesti, frutto di un regalo sorpassato e scartato dal padre dell’attore. E voilà la camicia e i pantaloni, ricomposti e ricolorati, che danno il tocco al nostro buon corvetto. Ai piedi due semplici e morbide scarpine nere acquistate in un piccolo negozio di calzature di Arezzo. In testa un cappellino di cotone forato comprato a Firenze al seguito di uno spettacolo di mimo ormai non più in repertorio. Ed ecco come nasce un costume teatrale, almeno dalle mie parti. Che poi il costume, questo costume, per dirla tutta, nel corvo blu ci s’è trovato per caso - o perché era l’unico disponibile al momento - perché così com’è è nato pur lui per un altro spettacolo (vedete i bottoni bianchi? Hanno ispirato la storia di una margheritina)… riciclato prima, durante e dopo.