Davanti agli occhi di Pino Cacucci

Dedica originale di Pino CacucciAlla prima aretina del reading teatrale S. Isidro Futból c’è anche Pino Cacucci, autore del romanzo omonimo edito da Feltrinelli. C’è ed è in prima fila, illuminato di rimbalzo dai riflettori sulle americane. Un piacere ed un tormento specialmente per chi, come un musicista, là sul palcoscenico, mentre le luci lo trascurano, non sempre ha da fare qualcosa, ammiccare a qualcuno, gesticolare per questo o quest’altro, ma spesso può perdersi in un vagare degli occhi sul palco e, ancor meglio, sulla platea.
I primi cinque minuti, dunque, sono difficili e scorrono a martellate sugli orologi. I muscoli sono tesi. I volti contratti in una maschera che dice e non dice mentre gli occhi, furtivi, cercano espressioni di consenso: il volto di Cacucci, illuminato sì ma pur sempre in una penombra sfumata, non fa vedere emozioni.
Che penserà? Che si aspetterà? Ricorderà una ad una le parole di quel suo scritto e di come gli sgocciolavano dentro la testa o si lascerà guidare dagli attori, dalle luci, dai suoni e dai costumi?
Cinque minuti e poi, come sempre accade, la storia prende il sopravvento. La narrazione avvince, anche perché ben scritta (merito di quell’autore in prima fila!) e “dimenticarsi” degli occhi in platea, pur cercando il dialogo, si fa più facile e spontaneo.
Che bello vederlo alla fine alzarsi dalla platea, venirci incontro, sorridere e congratularsi per le idee, le invenzioni, le soluzioni (perché va detto: strappare un testo alla carta per riscriverlo su un palcoscenico, anche se “letto”, anche se con le sue stesse parole, richiede sempre un discreto impegno di fantasia). Bello e gratificante, come un bicchiere del miglior Mezcal a rinfrescare la gola asciutta!

Nell’immagine la dedica originale di Pino Cacucci a Gianni “Zopilote”. Da parte mia un inchino e un ringraziamento per il testo, per lo spirito, per la gentilezza, per il viaggio ad Arezzo e per i sorrisi.


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